
J.D. Vance sarà in Italia alla fine di aprile. Il vicepresidente Usa dovrebbe incontrare Giorgia Meloni. Ma è possibile che non sia l’unico incontro in agenda. Due settimane fa, Vance aveva avuto una breve conversazione telefonica con Matteo Salvini. Il leader della Lega vorrebbe essere il punto di riferimento in Italia dei nuovi equilibri mondiali che si vanno delineando, basati sul rapporto tra Trump e Putin e sull’attacco da parte di loro due e dei partiti di estrema destra all’Unione Europea.
Giorgia Meloni sperava in una convocazione a Washington per una sua visita di stato. È l’unica leader del G7 a non essere stata ancora ricevuta alla Casa Bianca dopo l’insediamento di Trump. Eppure è stata il solo capo di governo europeo ad assistere al suo giuramento e nella recente intervista al Financial Times ha fatto capire con chiarezza quanto lei privilegi il rapporto con Trump rispetto a quello con Francia e Germania. Nonostante ciò, l’invito negli USA non è arrivato. Invece Trump manda a Roma J.D. Vance, l’uomo che, nella sua amministrazione, ha avuto il compito di condurre la guerra contro l’Unione Europea; l’ideologo che, con il suo discorso a Monaco di Baviera, ha sancito la fine dell’alleanza transatlantica.
Per Giorgia Meloni questa visita è un messaggio a doppio taglio: sancisce il rapporto diretto della Casa Bianca di Trump nei confronti del governo di Destra, ma allo stesso tempo è anche una pressione su di lei affinché aderisca in modo incondizionato alla politica contro Unione Europea dell’amministrazione Trump, in pratica quello che sta facendo Matteo Salvini. Meloni, per ora, si barcamena. Ideologicamente più vicina a Trump, non può però porsi in modo frontale contro Bruxelles. Per farlo, sta aspettando che arrivi, se arriverà, il momento giusto. A Roma, Vance le dirà che per Washington, quel momento è arrivato.