
Si è chiuso uno dei due processi in corso sugli esecutori materiali della strage di Piazza Loggia a Brescia. 30 anni di carcere per Marco Toffaloni, in primo grado. Era accusato di aver materialmente portato in piazza la bomba che uccise 8 persone il 28 maggio del 1974 durante una manifestazione antifascista convocata dai sindacati.
È un altro pezzo di verità sche i aggiunge alla storia della strage fascista e di Stato di Piazza della Loggia. Dopo gli ergastoli agli ordinovisti venete Delfo Zorzi e Carlo Maria Maggi, considerati mandanti dell’attentato, è arrivata la prima sentenza che riguarda colui che per i giudici ha fisicamente messo la bomba nel cestino sotto i portici della piazza. Il tribunale per i minorenni ha dato il massimo della pena a Marco Toffaloni, neofascista veronese allora 16enne, da anni residente in Svizzera, con nome di Franco Maria Muller.
Berna ha sempre negato persino la partecipazione coatta al processo. Una possibile estradizione per un reato ritenuto prescritto dalle autorità elvetica sarà quindi improbabile. La sentenza resta però molto importante nello svelare un ulteriore tassello di quella strategia della tensione, con cui i servizi segreti, insieme ai neofascisti e la Nato cercarono di fermare i movimenti sociali dell’epoca.
Toffaloni seppur giovane frequentava già i capi dell’ordinovismo veneto, con riunioni che si tenevano appunto anche nel locale comando Nato. Incaricato di eseguire l’ordine dei suoi capi di portare l’ordigno. Inchiodato in questo da diverse testimonianze e dalle ricostruzioni fotografiche che lo collocano in Piazza Loggia quel giorno. La sua fuga in Svizzera sarebbe proprio conseguenza della partecipazione all’attentato. Resta aperto l’altro processo, al tribunale ordinario, all’altro ordinovista veronese, Roberto Zorzi, nel frattempo diventato cittadino statunitense, con le medesime accuse.