
“Nessun blitz, c’era solo urgenza che queste misure andassero in vigore subito”, Giorgia Meloni ha spiegato così in consiglio dei ministri la corsia di emergenza presa per approvare il decreto sicurezza, che lei userà come arma di distrazione di massa nel momento più difficile del suo governo a causa delle preoccupazioni e degli effetti dei dazi americani e Salvini porterà come trofeo per il congresso della Lega che inizierà domani. Un decreto che per le caratteristiche di sorpasso del Parlamento, se non in sede di conversione, supera anche le difficoltà in cui era finito il disegno di legge, a poco tempo dall’approvazione definitiva alla Camera dei deputati. I rilievi e le modifiche chieste dal Capo dello Stato e un problema di copertura finanziaria, oltre che le tensioni nella maggioranza su alcune misure, ora mettono quel disegno di legge su un binario morto, a vantaggio di un decreto che dovrà obbligatoriamente essere convertito entro sessanta giorni. Accolti i rilievi del Quirinale: per le donne incinte con bambini molto piccoli non ci sarà il carcere, i migranti potranno comprare le sim telefoniche con il documento o il passaporto e i servizi segreti non avranno accesso immediato e diretto alla documentazione della Pubblica amministrazione, ospedali, università. Il resto rimane, compreso il reato di resistenza passiva in carcere ma che non si applica dentro i cpr e centri di accoglienza. Contrarie le opposizioni nel merito del decreto e per aver scavalcato il Parlamento, la società civile, il lavoro di un anno e mezzo nelle aule parlamentari. Contrarie le associazioni che avevano portato migliaia di persone in piazza, oggi si sono riunite per protestare davanti al Pantheon.