
Marco Scavarelli, sei anni, è morto per un incidente in moto. La guidava lui, una di quelle minomoto a motore che fanno sentire un bambino uguale a Valentino Rossi. Per una settimana, il piccolo ha lottato in ospedale tra la vita e la morte. Poi il decesso. L’incidente era avvenuto pista del Racing park di Viadana, nel Mantovano.
Marco stava rientrando ai box dopo qualche giro di prova. Era in sella alla minimoto. Il motore avrebbe dovuto essere spento.
Il padre, invece, secondo quanto lui stesso avrebbe raccontato ad alcuni testimoni, si sarebbe avvicinato e, tirando l’apposita cordicella, avrebbe riavviato la moto mentre il bimbo era ancora in sella. Il mezzo è scattata in avanti senza che il piccolo, colto di sorpresa, riuscisse a governarla. Si è schiantato 40 metri più in là contro un cancello.
Una tragedia. Secondo Giordano Biserni, animatore dell’Asaps, Associazione Sostenitori ed Amici della Polizia Stradale, ci sono delle responsabile gravi in questa vicenda. Prima di tutto, spiega a Radio Popolare, non esistono limiti legislativi per situazioni come questa. Il codice stradale dice che bisogna avere almeno 14 anni prima di poter girare con un motorino per le strade. Già: e nel caso delle piste delle minimoto?
Ma, l’accusa più forte Biserni la riserva ai genitori: “Questi bambini sono equipaggiati come Valentino Rossi e sono per lo più una protesi delle ambizioni (a volte frustrate) dei genitori. Io non so quanto siano le velocità di questi mezzi, ma ricordiamoci che un bambino può farsi male, molto male, anche a 20, 30 kmh”.
Per il presidente dell’Asaps, quindi si deve: innalzare l’età dei bambini che possono accedere a queste minimoto; chiedere ai genitori di firmare un certificato di consenso e, infine, dei limiti posti per legge e certificati da esperti della materia.