
Questa mattina gli indici di Wall Street sono crollati, dopo le difficoltà dei mercati globali seguite all’annuncio dei nuovi dazi di Donald Trump. L’S&P 500 è crollato di oltre il 4%, 4% in meno anche per il Nasdaq, mentre il Dow Jones Industrial Average è sceso del 3%.
Ci sono reazioni da parte di molti Paesi, colpiti dall’aumento delle tariffe. La Cina promette di attuare contromisure per “salvaguardare i propri diritti e interessi”. I media statali cinesi descrivono i dazi come “bullismo autolesionista”. Reazioni preoccupate anche da Bruxelles. Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, dice che il blocco resterà unito nella risposta. Il presidente francese Emmanuel Macron ha invitato le aziende europee a sospendere tutti gli investimenti negli Stati Uniti “finché le cose non saranno chiarite”.
La portata delle tariffe annunciate dal presidente americano ha del resto sollevato sorpresa, fuori e dentro gli Stati Uniti.
I dazi annunciati sono più alti di quanto molti tra gli stessi esperti si aspettassero. In una nota agli investitori di JP Morgan, si dice che le tariffe faranno aumentare i prezzi per i consumatori e per i produttori americani. Trump e i suoi vanno comunque avanti convinti. Interrogato sulla caduta dei mercati, il segretario al commercio, Howard Lutnick, ha detto che i mercati americani faranno “estremamente bene” nel medio e lungo termine. Si cominciano a studiare i dettagli delle nuove tariffe. Emerge per esempio che Trump ha, tra le altre cose, eliminato una scappatoia chiamata regola de minimis, utilizzata da molte aziende di e-commerce per inviare beni a basso costo negli Stati Uniti, dalla Cina, senza dover pagare le tasse.
La strategia dei Dazi adottata da Trump è una strategia rischiosa su due livelli, per gli Stati Uniti. Uno internazionale. Uno interno. Per anni uno dei pilastri del potere americano nel mondo, e del sistema globale creato dagli Stati Uniti, è stato il commercio. È stata la finanza. Era un sistema basato sulla cooperazione, su un sistema di valori condivisi, sul sostegno americano alle economie dei Paesi alleato, sul dollaro come valuta di riferimento per le transazioni finanziarie globali e sull’America come centro finanziario globale. Era il soft power, attraverso cui l’America ha stabilito il suo potere sul mondo. Trump scardina il sistema e scatena il conflitto, la guerra.
L’America impone, o vuole imporre, la sua leadership mondiale, non più attraverso un soft power ma attraverso la minaccia e l’intimidazione. Bisogna capire come la sua leadership resisterà, in che modi, in che forme, ai nuovi rapporti di forza. C’è poi il tema interno. Trump dice che il 2 aprile 2025, ieri, sarà ricordato come il giorno della liberazione dell’America, il giorno della sua rinascita economica e industriale. Ora, magari sarà così, e molti ne dubitano, sul lungo periodo. Sul breve periodo ciò che è certo è che i prezzi per gli americani saliranno a causa dei dazi. È stato calcolato che i prezzi delle auto aumenteranno tra i 4 mila e i 10 mila dollari. Aumenteranno il carburante, gli alcolici, la frutta e la verdura, il legname. Ecco, Trump aveva detto che, con la sua entrata alla Casa Bianca, i prezzi sarebbero diminuiti. Ora dice, agli americani. Magari per qualche mese ci saranno degli aumenti, poi le cose andranno meglio. Non è certo che gli americani avranno la pazienza di passare attraverso “qualche mese”