Il racconto della giornata di martedì 9 febbraio 2021 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Il momento clou della consultazioni con l’arrivo di Silvio Berlusconi pronto a rubare la scena a Matteo Salvini. La nuova lista delle priorità del Piano Vaccini in Italia e il modello Chiusi sullo screening di massa che la Lombardia dovrebbe adottare. Antonio Pizzinato ricorda Franco Marini, morto nelle scorse ore a 87 anni. La Caffaro di Brescia è stata posta sotto sequestro per inquinamento e disastro ambientale. L’inchiesta sul Lussemburgo paradiso fiscale nel cuore dell’Europa. Infine, i dati di oggi sull’andamento dell’epidemia da COVID in Italia.
Fisco, lavoro ed Europa. Il progetto di Mario Draghi prende forma
(di Anna Bredice)
Fisco, lavoro, Europa. Si delinea pian piano attraverso le parole dei gruppi che escono dalla stanza di Draghi il programma sui cui il presidente incaricato vuole la fiducia in Parlamento. Il fisco sarà progressivo, quindi nessuna Flat tax, che per Salvini è stato fino a pochi giorni fa obiettivo irrinunciabile, una rimodulazione delle aliquote ma senza nessun aumento delle tasse, lotta all’evasione e nessun condono. Sono i punti legati alla riforma fiscale, una delle riforme agganciate al Recovery plan su cui Draghi non avrebbe intenzioni di trattare, così come la riforma della pubblica amministrazione e quella della giustizia civile, con i processi lunghissimi, che l’Europa ha sempre lamentato come mancato motivo di investimenti in Italia. E a proposito di investimenti e lavoro, Draghi vedrebbe come primo fattore di maggiore occupazione le infrastrutture con cantieri e opere pubbliche, che daranno lavoro, ha elogiato il modello Genova, con tempi brevi di realizzazione, ed è un tema che si lega al lavoro, sul quale Draghi avrebbe promesso il mantenimento di misure come il reddito di cittadinanza, bandiera dei Cinque stelle, anche se legato ad una riforma di tutti gli ammortizzatori e sostegni economici, rivolti non solo ai lavoratori, ma anche ad altre fasce di popolazione. Per le imprese piccole e medie continua a prevedere forme di ristoro. Secondo i Cinque stelle, non vorrebbe buttare via il Recovery plan, scritto dal governo uscente, vuole partire da quello che c’è già, dice Vito Crimi, parole che servono a difendere l’operato di Conte. Ci sono altri temi trattati da Draghi con i partiti, la scuola dove oltre all’assunzione di docenti, il presidente incaricato vorrebbe cominciare il prima possibile una campagna di vaccinazione per gli insegnanti e poi l’Europa, declinata oggi con maggiori dettagli, un’integrazione più forte, magari con un bilancio europeo, anche a scapito di una ulteriore cessione di sovranità pur di avere una Europa più forte. E chissà se anche questo Salvini accetterà come tutto il resto.
Il Cavaliere è tornato a rubare la scena a Matteo Salvini
(di Michele Migone)
Il momento clou delle consultazioni? Fuori dalla Camera dei Deputati quando arriva Silvio Berlusconi. Il Cavaliere è ritornato. Quattro giorni fa non ce l’aveva fatta. Oggi non ha voluto rinunciare a mettere il suo cappello sulla nascita dell’esecutivo. Troppi riflettori su Salvini, meglio farsi vedere. Berlusconi mancava da un anno dai palazzi della politica e il suo ritorno è sembrata una scena della Grande Bellezza. Trattato come un Divo. Solito assalto di telecamere e fotografi, sorriso da star e poi, dopo l’incontro con Draghi, una breve dichiarazione letta con voce molto stanca. Padre della Patria, l’uomo che ai tempi aveva scelto Draghi, ora gli indica la strada. Non come gli altri leader che invece si accodano al presidente incaricato. Mi consenta.
Matteo Salvini si è presentato ai giornalisti con l’aria di chi conosce Mario Draghi da 20 anni e che da 20 anni, con lui, lavora per un’Europa migliore, scordandosi completamente le dichiarazioni fatte fino all’altro giorno. Magia delle giravolte della politica. Draghi gli ha bocciato la Flat Tax, ma lui non ha fatto un plissé. Perché il Professore gli ha assicurato che il governo non aumenterà la pressione fiscale e, al leader leghista, dopo anni e anni di comizi sulla flat tax, ora, tanto basta. Più lo sblocco dei cantieri, come piace agli imprenditori del Nord.
L’altro protagonista della giornata non si è visto in telecamera. Beppe Grillo è comparso a sorpresa a Montecitorio, per un’ora e 20 ha partecipato all’incontro della delegazione dei 5stelle. La sua presenza serviva a dare una spinta al movimento ad accettare l’appoggio a Draghi. Tornando su di un cavallo di battaglia del grillismo della prima ora, la questione ambientale con la creazione di un maxi aministero per lo sviluppo ecologico. Poi, ha lasciato l’onere elle telecamere a Vito Crimi. Che non ha parlato con i giornalisti ma con gli elettori del movimento. Messaggio in sintesi: dobbiamo starci, non ci perdiamo la faccia. Dai, è andata!
Screening di massa. Il modello Chiusi e l’impietoso paragone con la Lombardia
(di Claudio Jampaglia)
Nella zona rossa toscana, a Chiusi, in 4 giorni l’80% della popolazione è stata sottoposta a tampone molecolare gratuito, una prova di forza per la sanità del territorio e la comunità che ci dice il sindaco vuole aggredire il virus e non rimanere passiva. Il paragone impietoso con la Lombardia dove da un anno si nega l’utilità di screening di massa, anche nelle zone focolaio del bresciano alle prese con la variante inglese.
Il modello Chiusi o più semplicemente la forza della sanità pubblica, se non la si smantella. La differenza salta agli occhi, nessuno si offenda. Ma a Chiusi dopo due ore dalla scoperta della variante, il sindaco comunica la zona rossa e propone via sms e con una campagna capillare lo screening a tutta la popolazione, anziani e giovani,l’Azienda sanitaria locale organizza la campagna, la protezione civile supporta, i medici di base sono in seconda fila, perché ci pensa la sanità del territorio con l’aiuto di tutta la società civile dalle associazioni sportive in poi. Morale 6mila tamponi molecolari su 8000 abitanti in 4 giorni,. Un modello? il sindaco Juri Bettollini lo spiega così:
Il paragone con Calvisano o Castrezzato, tutti comuni bresciani focolai di variante inglese, con lo stesso numero di abitanti è impietoso. Lì il focolaio rientra per le quarantene, riportate a 14 giorni e i sindaci dicono: mettete le mascherine ed evitate gli assembramenti. Anche i volontari del tampone solidale corsi in solidarietà da Milano a Chiusi erano esterrefatti dell’esperienza, Lì dove esiste una sanità pubblica di territorio e di comunità.
La nuova lista delle priorità del Piano Vaccini
(di Claudia Zanella)
Aggiornato il piano vaccinale. Sono state definite sei categorie per la fase due, subito dopo gli over 80, che proprio in questi giorni, in alcune regioni, come il Lazio, hanno iniziato a ricevere il vaccino.
Il piano prevede sei categorie. I primi ad essere vaccinati nella fase due, appena dopo gli over 80 saranno persone ritenute estremamente vulnerabili perché affette da altre patologie valutate come particolarmente critiche, che aumentano il rischio di letalità del Covd-19. Un gruppo di persone, dai 16 anni in su, che presenta malattie cardiocircolatorie, respiratorie, epatiche, autoimmuni, cerebrovascolari, oncologiche. Chi ha il diabete o endocrinopatie severe, la sindrome di down o disabilità fisiche, neurologiche, psichiche, sensoriali. Chi soffre di grave obesità. E chi ha subito un trapianto.
La seconda categoria comprende le persone tra 75 e 79 anni, mentre la terza quelli tra 70 e 74 anni. Sono state stabilite per criterio anagrafico e rappresentano una fascia d’età in cui il tasso di letalità del Covid-19 è pari al 10 per cento.
La quarta categoria include le persone tra i 16 e i 69 anni che hanno patologie pregresse, che possono aumentare il rischio di contrarre in forma severa il covid-19. Buona parte di queste malattie sono le stesse della categoria 1, ma il livello di gravità viene considerato inferiore.
Nella quinta categoria ci sono le persone tra 55 e 69 anni senza altre patologie.
Infine, nella sesta categoria, ci sono tutti i soggetti sotto ai 55 anni senza malattie che aumentino il rischio clinico. Sarà proprio a loro che verrà destinato il vaccino AstraZeneca. Tra di loro la priorità sarà per il personale scolastico e universitario docente e non, per le forze armate e la polizia, per chi è in ambienti considerati a rischio come carceri, luoghi di comunità e per il personale di altri servizi essenziali. E visto che tutte le altre categorie riceveranno i vaccini Pfizer e Moderna, la vaccinazione di quest’ultima categoria potrà partire subito, proprio in questi giorni, così come annunciato.
Antonio Pizzinato ricorda Franco Marini
Il Presidente della Repubblica Mattarella ha reso omaggio a Franco Marini, morto nelle scorse ore a 87 anni. “È stato un esempio di impegno politico onesto”, ha detto il capo dello stato sull’ex presidente del senato ed ex segretario generale della Cisl, che si era ammalato di COVID. Lungo l’elenco dei politici e sindacalisti che oggi lo hanno ricordato nelle loro dichiarazioni. Marini guidò la Cisl dall’85 al ’91 e poi il senato dal 2006 al 2008. Cinque anni dopo fu vicino a diventare presidente della repubblica, ma alla fine venne rieletto Giorgio Napolitano.
Alessandro Principe ha intervistato Antonio Pizzinato, segretario generale della Cgil negli anni in cui Marini era alla testa della Cisl:
Sequestrata la Caffaro di Brescia per inquinamento e disastro ambientale
(di Luca Parena)
Dall’alto di un capannone lo storico ambientalista Marino Ruzzenenti mostra quel che resta del sito industriale della Caffaro. Dietro i silos abbandonati e gli scheletri di cemento, il campanile della Chiesa di Santa Maria Nascente e la città di Brescia sono a poche centinaia di metri. In mano Ruzzenenti stringe il volume sulla storia della Caffaro. Lo ha pubblicato nel 2001, il titolo è “Un secolo di cloro e pcb”. Così sono venute a galla le dimensioni del disastro ambientale della fabbrica chimica, fino ad allora ignorate: falda acquifera e terreni inquinati, sostanze tossiche nella catena alimentare, decine di migliaia di cittadini coinvolti.
Dal 2003 l’area della Caffaro è tra i siti contaminati di interesse nazionale, da anni c’è un commissario straordinario incaricato di garantire il funzionamento della barriera idraulica, per evitare che cromo e mercurio dal suolo inquinato contaminino la falda acquifera, ma i progetti di bonifica del sito non sono ancora partiti e incredibilmente i veleni hanno continuato a riversarsi nell’ambiente.
Le ultime analisi dell’Arpa hanno rilevato valori di sostanze tossiche persino superiori a quelli già noti. La Procura ha intensificato le indagini, il gip è arrivato a dare il via libera al sequestro della vecchia fabbrica, vent’anni dopo quel libro denuncia.
“Il Procuratore lo ha definito un carcinoma al centro della città che va estirpato, ma tutto quello che ormai possiamo sperare – commenta Ruzzenenti – è evitare le metastasi. Le generazioni future rischiano di dover convivere anche con quelle”.
Lussemburgo, un paradiso fiscale nel cuore dell’Europa. Secondo l’inchiesta di Le Monde
(di Luisa Nannipieri)
L’inchiesta OpenLux, che ha coinvolto 17 testate internazionali per un anno di lavoro, sta svelando diversi segreti di quel paradiso fiscale al cuore dell’Europa che è il Granducato del Lussemburgo. All’origine dell’inchiesta c’è il quotidiano le Monde, che è riuscito a creare un database impressionante che recensisce i proprietari reali e le attività finanziarie di oltre 140 mila società registrate nel paese. I francesi sono da sempre molto interessati ai loro vicini, come il Belgio e il Lussemburgo, appunto, che offrono ghiotti vantaggi fiscali ai contribuenti. E, scorrendo l’elenco stilato da Le Monde, sembra che la fine del segreto bancario, decisa nel 2014, non gli abbia impedito di continuare a investire nel granducato. Sono ben 15 mila i proprietari di società basate in Lussemburgo di nazionalità francese. Se consideriamo tutte le loro attività finanziarie parliamo di un attivo di 100 miliardi di euro. L’equivalente del 4% del Pil della Francia e il corrispondente del piano di rilancio varato da Parigi per uscire dalla crisi sanitaria.
Intendiamoci, non sono tutti soldi sottratti al fisco. Parigi permette, entro certi limiti, di ricorrere all’ottimizzazione fiscale. Ma il dubbio che quei limiti siano spesso superati, a leggere l’inchiesta di Le Monde, è più che legittimo. Più della metà dei nominativi individuati dal quotidiano, che si tratti di calciatori, produttori cinematografici, grandi o piccoli industriali, medici o scrittori, risiede legalmente in Francia. Quindi teoricamente è lì che dovrebbe pagare le tasse. Ma in Lussemburgo, oltre a non esserci un regime fiscale per le multinazionali o le società digitali, uno straniero non paga nulla quando rivende una partecipazione di una holding basata nel paese e i anche i profitti ottenuti dagli investimenti sono esentasse, finché rimangono nel granducato. Se tutti i profitti realizzati dalle aziende di proprietà francese nel 2019 oggi tornassero da questo lato del confine, con una flat tax al 30% Parigi guadagnerebbe in un colpo solo 5 miliardi di euro.
Tra i nomi sospetti citati finora da le Monde troviamo il proprietario dell’azienda di vestiti Camaieu, il tennista Jo-Wilfried Tsonga, la multinazionale Sonepar o ancora l’ex parlamentare europeo del Front National Fernand Le Rachinel. Tutti approfittano dei particolari dispositivi finanziari della cassaforte lussemburghese ma ben pochi di loro hanno voluto parlarne con i giornalisti. Intanto, il Lussemburgo nega di avere qualcosa da nascondere e che il registro creato per identificare le persone fisiche dietro le aziende straniere nel paese sia a un punto morto. Meno della metà dei beneficiari sono identificabili, denunciano i giornalisti. Falso, risponde il governo, sono il 90%. Impossibile però negare che l’unità di intelligence finanziaria di uno dei principali poli di investimento europei sia composta da sole 30 persone. E che nonostante gli sforzi degli ultimi anni in materia di trasparenza, il Lussemburgo rimanga un paradiso fiscale dove gli ispettori, fiscali o giudiziari, fanno ancora molta fatica ad entrare.
L’andamento dell’epidemia di COVID-19 in Italia
Oggi in Italia sono stati accertati 10.630 casi di coronavirus ed è risultato positivo il 3,9% delle persone sottoposte al tampone ordinario o a quello rapido. La percentuale è in diminuzione rispetto a ieri, quando era stata del 5,5. Ancora centinaia le morti comunicate, 422. Stabile il numero di persone in terapia intensiva. In leggero calo quelle ricoverate negli altri reparti COVID.
A fronte di 29.479 tamponi effettuati, sono 1.625 i nuovi positivi (5,5%). I guariti/dimessi sono 905.
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— Regione Lombardia (@RegLombardia) February 9, 2021
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— Ministero della Salute (@MinisteroSalute) February 9, 2021