
Uno dei volti più atroci della distruzione della Striscia di Gaza resta quello delle centinaia di atleti uccisi da Israele. Mesi fa, la Federcalcio palestinese stimava che dall’inizio dell’invasione fossero morti oltre 400 sportivi. Da allora sono stati centinaia in più. Le bombe israeliane non hanno risparmiato nessuno. Giovani che sognavano di mettere a frutto il loro talento, meno giovani che avevano scritto un pezzo, grande o piccolo, di storia dello sport palestinese.
Non hanno risparmiato nemmeno le società e gli impianti sportivi, al punto da rendere reale una domanda: lo sport, nella Striscia di Gaza, potrà mai tornare a essere quello che era? Se lo è chiesto in uno studio pubblicato sull’ultimo numero della rivista Jerusalem Quarterly, il ricercatore Issam Khalidi, già autore del libro “Cent’anni di calcio in Palestina”.
Stando alle informazioni raccolte da Khalidi, i bombardamenti e gli assalti dell’esercito israeliano hanno annientato almeno cinquanta società sportive palestinesi. Nel nord della Striscia di Gaza, almeno sette centri sportivi sono stati completamente distrutti, cinque sono stati più volte colpiti pochi chilometri più a sud, altri sei sono stati devastati durante l’invasione di terra di Khan Younis.
I pochi stadi rimasti in piedi sono diventati qualcos’altro. Lo stadio di Rafah, vicino al confine con l’Egitto, è da tempo un ospedale da campo, così come la sede del Rafah Services Club, una società storica della zona, è stata trasformata in un rifugio per gli sfollati. Lo stadio Yarmouk di Gaza City, 9mila posti e un impianto con oltre settant’anni di storia nella Striscia di Gaza, è diventato una prigione e un luogo di torture. Vicino all’ospedale indonesiano di Beit Lahiya, nel nord della Striscia, quello che era un campo di gioco in terra battuta ora è una fossa comune.
Cancellare la storia centenaria del calcio palestinese, “cancellare l’identità e il patrimonio culturale di un popolo costituiscono un atto di genocidio come le uccisioni, i massacri e le torture” sostiene l’Institute for Palestine studies, l’organizzazione che pubblica la rivista Jerusalem Quarterly.
Quasi un anno fa, il 17 maggio 2024, la Federcalcio palestinese aveva presentato alla Fifa, la federazione internazionale, una richiesta di escludere Israele dalle competizioni per aver violato il diritto, sancito dagli statuti e dalle leggi della stessa Fifa, a sviluppare e promuovere il calcio in tutte le aree riconosciute dal diritto internazionale.
Il presidente della Fifa Gianni Infantino ha risposto che la richiesta è valutata con attenzione, ma per almeno quattro volte, negli ultimi mesi, il momento in cui prendere una decisione è stato rinviato. Al momento non c’è nemmeno una nuova data prevista. Le morti nella Striscia di Gaza continuano, insieme alla distruzione del suo patrimonio culturale e sportivo. Al punto da chiedersi se la vita e lo sport potranno mai tornare a essere quello che erano.