
Qualcuno, appena nata, ci aveva giocato a calcio sulla carreggiata. Tanto di auto non ne passavano. Adesso che la Brebemi compie due anni, di macchine ancora se ne vedono pochine. Troppo poche per giustificare un’opera che ha buttato altro cemento nella pianura padana e che è costata centinaia di milioni di euro, anche di soldi pubblici.
La Brescia-Bergamo-Milano è lunga circa 60 chilometri, non molti per un’autostrada. E costa cara, il doppio rispetto a tragitti analoghi sulla A4, la sorella maggiore e diretta concorrente.
Adesso tutti ora cercano di abbandonarla al suo destino: la Città metropolitana di Milano, il Comune di Brescia, la provincia di Bergamo vorrebbero vendere le loro quote e anche l’azionista di maggioranza, Intesa San Paolo, sta cercando di lasciare.
Una grande opera però resta un affare per i privati che ci investono: anche nel caso della Brebemi – nonostante l’inutilità della struttura – qualcuno probabilmente alla fine ci guadagnerà. O ci ha già guadagnato.
Roberto Cuda è uno degli autori di Brebemi, Anatomia di una grande opera. Nell’intervista che segue spiega quale potrebbe essere il futuro di quella autostrada e – appunto – a chi fa comodo averla costruita.
Ascolta l’intervista a Roberto Cuda