Mia cara Olympe

Pensando a Giulia, ad un figlio oggi direi…

Ad un figlio oggi direi che, mentre pensiamo alla morte orribile di un’altra Giulia, occorre guardarla con coraggio, questa violenza maschile. E che a questo serve il coraggio.

Gli direi di non mettersi sulla difensiva. Di non pensare che non lo riguardi, perché lui è diverso. Di non pensare che glielo ho detto mille volte. Gli direi di parlare di cosa gli fa paura e di cosa gli piace, del desiderio e della libertà. Gli direi che io sono io e tu sei tu, che ci sono i confini, i segreti, anche le bugie e tutto quello che ognuno  e ognuna vuole tenere per sè. Gli direi che innamorarsi è bellissimo. Gli direi di sostenere e non di proteggere. Gli direi di fidarsi ma non di affidarsi. Di stare in piedi da solo e di non pretendere di essere sorretto. Gli direi che il conflitto esiste sui tanti tavoli della vita e che bisogna imparare ad agirlo e gestirlo, e non si impara mai abbastanza. Gli direi di uscire a farsi un giro quando è troppo. E poi di tornare e riparlarne. Gli direi di non lasciare la polvere sotto il tappeto. Gli direi di essere (molto) amico delle sue amiche, di sua sorella, delle sue cugine, delle donne con cui lavora. Gli direi che, ogni giorno, ciascuno di noi è insieme la versione migliore e la peggiore di se stesso e che continuare a lavorarci sopra è una fatica ma necessaria. Gli direi che ogni tanto ci si sente soli, non capiti, infelici e bisogna starci dentro. Gli direi che può fare qualcosa, anzi tanto: lui e i suoi simpatici amici. Parlarne per esempio, anche giocando alla play o dopo gli allenamenti o alla macchinetta del caffè in ufficio. Gli direi di non lasciare correre, che come si parla è importante. Gi direi che non esistono ‘le donne’, ma quella donna e quell’altra. Gli direi di leggere, ascoltare, riprendere in mano la storia, per capire com’era ieri e perché siamo ancora qui oggi, perché non è eguale tra uomini e donne.
Gli direi di non avere paura di sbagliare un calcio di rigore, ovvero di fallire, ovvero di non arrivare primo: non è da questi particolari che si giudica un giocatore. Gli direi di continuare ad andare a prendere la palla e continuare a giocare con le altre e con gli altri, e di non stancarsene.

E  gli direi che oggi, mentre penso a Giulia, sono triste e sfiduciata, che mi sembra di non capire e di non fare abbastanza e che mi spaventa – guardando tutti questi ‘bravi ragazzi’ –  quanto non sappiamo degli altri, anche delle persone più care, anche di quelli che abbiamo cresciuto. E che però io ci credo, continuo a credere ad un diverso parlarsi tra uomini e donne e che una delle cose cui tengo di più è continuare a parlare con lui.

  • Assunta Sarlo

    Calabromilanese, femminista, da decenni giornalista, scrivo e faccio giornali (finché ci sono). In curriculum Ansa, il manifesto, Diario, il mensile E, Prima Comunicazione, Io Donna e il magazine culturale cultweek.com. Un paio di libri: ‘Dove batte il cuore delle donne? Voto e partecipazione politica in Italia’ con Francesca Zajczyk, e ‘Ciao amore ciao. Storie di ragazzi con la valigia e di genitori a distanza’. Di questioni di genere mi occupo per lavoro e per attivismo. Sono grata e affezionata a molte donne, Olympe de Gouges cui è dedicato questo blog è una di loro.

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    Ho detto R1PUD1A di Claudio Jampaglia e Giuseppe Mazza per EMERGENCY “Ho detto R1PUD1A” è un podcast sul riarmo e la propaganda di guerra in Europa di Giuseppe Mazza e Claudio Jampaglia, realizzato negli studi di Radio Popolare per EMERGENCY. Nei 5 episodi vi racconteremo le ragioni della campagna R1PUD1A di EMERGENCY www.ripudia.it attraverso un’analisi dei meccanismi per cui in questi anni siamo arrivati al “non c’è alternativa” al riarmo, dei protagonisti, delle campagne e dei linguaggi, con molti ricorsi storici, qualche sguardo alle alternative e con la partecipazione di alcuni dei protagonisti dell’associazione che da 30 anni cerca di curare e prevenire le ferite provocate dai conflitti armati. Primo episodio: Le parole sono importanti. In questa prima puntata di “Ho detto R1PUD1A” Giuseppe Mazza e Claudio Jampaglia spiegano cosa significa la parola “ripudia” nella Costituzione italiana e perché è stata scelta per rappresentare il “mai più” alla guerra del popolo italiano dopo la Liberazione. Non siamo i soli ad avere fissato questo principio nelle nostre leggi. La guerra però sta tornando una prospettiva concreta, almeno secondo la maggior parte dei governi, che si riarmano, Italia compresa. Con Rossella Miccio, presidente di EMERGENCY, vi racconteremo poi l’esempio del Sudan, il Paese dove la guerra ha già causato in questi due anni oltre tre milioni di profughi. Partecipa alla campagna R1PUD1A su www.ripudia.it

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