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Meloni alza il livello dello scontro, la liberazione di Assange e le altre notizie della giornata

Giorgia Meloni Magistrati ANSA

Il racconto della giornata di martedì 25 giugno 2024 con le notizie principali del giornale radio delle 19.30. Meloni, dopo la sconfitta elettorale, alza il livello dello scontro e attacca le opposizioni accusando la sinistra di usare toni da guerra civile contro il governo. Julian Assange è libero. Il fondatore di WikiLeaks è in viaggio verso le Isole Marianne dove domani mattina firmerà il patteggiamento. Oggi ci sono stati ancora intensi scambi di razzi al confine tra Israele e il Libano e anche a Gaza i bombardamenti proseguono e la situazione umanitaria nella striscia peggiora di giorno in giorno.

Meloni alza il livello dello scontro, tra vittimismo e demonizzazione dell’opposizione

Apriamo con la politica e il duro attacco di Giorgia Meloni alle opposizioni all’indomani della sconfitta alle amministrative. La Presidente del Consiglio ha accusato la sinistra di usare contro il governo toni da guerra civile, affermando che all’opposizione c’è chi “la vorrebbe a testa in giù”. Quasi in contemporanea è arrivata la replica della segretaria del Pd Elly Schlein.

(di Anna Bredice)

Elly Schlein risponde a tono alle accuse di Giorgia Meloni che si fa ancora una volta vittima per non ammettere la sconfitta delle amministrative. Risponde a tono, ma senza dare alla Presidente del Consiglio pretesti per proseguire questa sfida utile solo a Palazzo Chigi per non parlare d’altro e avere sempre un nemico a portata di mano. Quando Meloni evoca i toni da guerra civile, Elly Schlein risponde che i toni utilizzati dal Pd non sono quelli, sono invece proposte concrete su temi sentiti come importanti dagli elettori grazie ai quali l’opposizione ha vinto in questa tornata elettorale. “Stiamo arrivando”, ancora una volta è questo lo slogan scelto dalla segretaria che per rispondere a Meloni che accusa la sinistra di voler uno status quo e replica di essere proprio lei, con la sua storia, l’esempio di chi ha combattuto lo status quo dello stesso Pd. La vittoria dei capoluoghi di regione è il pezzo che mancava ad Elly Schlein per confermare anche la linea scelta in questo anno e mezzo. Mai rompere con i Cinque Stelle, anche quando il proporzionale alle europee aveva portato Giuseppe Conte ed attaccare più il Pd che Meloni.
Il campo largo è la strada per la segretaria del Partito Democratico, quel campo che guarda a sinistra e che ha visto dalla sua parte più Calenda che Renzi, segno forse di qualche divisione in quell’area di centro. Il voto è anche la conferma per ora di una tenuta anche nel partito, sulle scelte dei prossimi mesi. Una opposizione dura in Parlamento contro le riforme, compresa quella annunciata un minuto dopo le elezioni amministrative di voler eliminare il ballottaggio. “È sconveniente”, dice Elly Schlein, che la seconda carica dello Stato, ovvero La Russa, dica questo. C’è poi la strada del referendum contro l’Autonomia differenziata che potrebbe vedere tra le regioni richiedenti il voto anche l’Emilia Romagna. E poi la scelta dei temi che per Schlein sono i più unitari possibili, salario minimo, sanità e scuola. Su questo imposterà la sua linea in vista della prossima tornata elettorale, prima delle politiche, cinque regioni al voto tra quest’anno e il prossimo.

Il pericoloso cambio di passo della destra

A destra intanto, dopo la sconfitta alle amministrative, c’è chi vuole cambiare la legge elettorale e abolire il ballottaggio. Il primo ad avanzare la proposta era stato ieri il presidente del Senato La Russa. Oggi lo ha confermato Alberto Balboni di FdI, presidente della commissione Affari Costituzionali.

(di Michele Migone)

Nessun altro presidente del consiglio italiano, in prima persona, aveva mai accusato l’opposizione di fomentare un clima da guerra civile. Oggi lo ha fatto Giorgia Meloni, con un video il cui tono tra il minaccioso e il vittimistico, indica un pericoloso cambio di passo da parte sua. E ciò che si intravede, preoccupa. Perché la trumpiana Meloni di oggi confonde volutamente le normali dinamiche democratiche – critiche all’azione di governo – con un tentativo di assalto al potere. Perché dopo aver perso nelle amministrative Ignazio La Russa ha detto che bisogna cancellare i ballottaggi e subito dopo, Alberto Balboni, l’uomo delle riforme meloniane, ha annunciato che presenterà una proposta di legge per farlo. La norma deve essere eliminata se non è funzionale al potere della Destra. Giorgia Meloni è in difficoltà: ha vinto, ma non ha sfondato nelle Europee. Ha perso le amministrative, non ha spazio di manovra nell’economia dove la necessità di rispettare i vincoli europei le impedirà di mantenere le promesse fatte al suo elettorato. Vede crescere un’opposizione nel paese rispetto alle riforme, in particolare l’autonomia differenziata, che mette a rischio l’intero pacchetto varato dalla Destra, quindi anche il premierato.
Se ci fosse adesso il referendum, l’autonomia sarebbe probabilmente bocciata dagli italiani. Giorgia Meloni rimane salda in sella, ma non riesce a guadagnare nuovo terreno. Era ciò a cui puntava per garantirsi un ciclo di potere oltre i cinque anni, e invece, la sua crescita sembra essersi fermata. E ora ha paura della nuova vivacità dell’opposizione, teme la delusione del suo elettorato. Per uscire dalle difficoltà, punta, con più forza ora rispetto ai mesi passati, sugli strumenti classici della cultura politica della Destra: battaglie identitarie, demonizzazione dell’opposizione, cambio delle regole. Ma lo fa con un’aggressività mai espressa prima da quando è al governo.
 

Julian Assange è libero

Julian Assange è in viaggio verso le isole Marianne del Nord, dove domani mattina, ora locale, firmerà l’accordo fatto con il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti grazie al quale il fondatore di WikiLeaks riconquisterà definitivamente la sua libertà. Il giornalista australiano è uscito questa notte dal carcere di massima sicurezza di Belmarsh, nel Regno Unito, dove era detenuto dall’aprile del 2019 in attesa di essere estradato. Assange era accusato negli Stati Uniti di aver violato l’Espionage Act, una legge contro lo spionaggio, e complessivamente rischiava fino a 175 anni di carcere. L’accordo prevede che Assange si dichiari colpevole di aver ottenuto e diffuso in modo illegale alcuni documenti considerati sensibili per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Vincenzo Vita, giornalista di Articolo 21:


 

Israele è pronto “a ogni possibile scenario in Libano”

“Stiamo lavorando intensamente per raggiungere un accordo, ma siamo pronti ad ogni scenario possibile in Libano”. Lo ha detto il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant nel colloquio a Washington con il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin a proposito del rischio di un nuovo conflitto tra Israele ed Hezbollah. Oggi ci sono stati ancora intensi scambi di razzi al confine, e nel nord d’Israele sono scoppiati nuovi incendi. Il Canada ha chiesto ai suoi cittadini di lasciare il Libano il prima possibile.
Anche a Gaza continuano i bombardamenti, da nord a sud. Anche la situazione umanitaria nella striscia peggiora di giorno in giorno. Secondo un report delle Nazioni Unite più di mezzo milione di persone rischia di morire di fame.

Intanto in Israele il governo deve fare i conti con la sentenza della Corte Suprema che ha stabilito che anche per gli ortodossi il servizio militare sarà obbligatorio. Il procuratore generale di Israele ha già ordinato al ministero della Difesa di reclutare immediatamente 3.000 giovani ortodossi. La sentenza mette in difficoltà il governo Netanyahu che è appoggiato da due partiti ultra ortodossi. Eric Salerno, giornalista e scrittore:


 

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    I Dazi di Trump colpiscono la fabbrica del mondo: le tariffe del 37% sul Bangladesh

    Per il secondo giorno consecutivo, continua il crollo dei mercati azionari globali per le preoccupazioni legate alla guerra commerciale innescata da Donald Trump con l’imposizione dei dazi reciproci. Il presidente della Fed ha detto oggi che l'impatto economico dei dazi sarà probabilmente più ampio del previsto, mentre i paesi colpiti stanno iniziando a lavorare alle contromisure. Il Ministero delle Finanze cinese ha annunciato oggi che Pechino imporrà tariffe del 34 percento su tutti i prodotti statunitensi e impedirà a undici aziende americane di fare affari in Cina. Tra i paesi più colpiti dai Dazi trumpiani, ci sono anche i paesi del sud-est asiatico, definiti le fabbriche del mondo, come Vietnam, Sri Lanka e Bangladesh. In Bangladesh, dove Trump ha impsto tariffe del 37%, la preoccupazione è grande perché la stragrande maggioranza di ciò che viene prodotto dal settore tessile – che è la principale fonte economica del paese – viene esportato negli Stati Uniti. Ne abbiamo parlato con Matteo Miavaldi, giornalista del Manifesto, esperto di india e asia del sud.

    Clip - 04-04-2025

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    1) Bombe Israeliane sul medio oriente. Oltre a Libano e Gaza, Tel Aviv torna a colpire la Siria. Il messaggio, questa volta, è rivolto alla Turchia. (Marco Magnano - giornalista) 2) I Dazi di Trump colpiscono la fabbrica del mondo. Le tariffe del 37% sul Bangladesh rischiano di mettere in ginocchio un paese che invia ogni anno negli Stati Uniti più di 7 miliardi di dollari di vestiti. (Matteo Miavaldi - Il Manifesto) 3) Corea del sud, il presidente Yoon Suk Yeol è fuori dai giochi. La corte suprema conferma l’impeachment davanti ad un paese spaccato che si prepara ad andare ad elezioni anticipate. (Gabriele Battaglia) 4 ) Myanmar, mentre la giunta continua a bombardare nonostante il cessate il fuoco, la popolazione colpita dal terremoto è lasciata sola a gestire la catastrofe. (Paolo Tedesco - Ong Asia) 5) Weekend di mobilitazione in Francia. La destra in piazza contro i giudici dopo la condanna di Le Pen. Contromanifestazioni a Parigi di Macronisti e sinistra. (Francesco Giorgini) 6) Spagna, in piazza per il diritto alla casa. Mentre le regioni di destra ostacolano il piano casa del governo Sanchez, l’unione degli inquilini chiama alla mobilitazione. (Giulio Maria Piantadosi) 7) Mondialità. Sushi amaro. Come la moda del pesce crudo sta devastando gli oceani di tutto il mondo. (Alfredo Somoza)

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