“Il Presidente della Repubblica è il rappresentante dell’unità nazionale, e la spaccatura che vediamo nel Referendum è la prova che Mattarella avrebbe fatto meglio a non schierarsi“.
Massimo Villone, costituzionalista e membro del Comitato per il NO al Referendum sulla riforma costituzionale Renzi – Boschi, commenta così l’iniziativa del Comitato di chiedere al Quirinale un intervento per la parità di accesso delle due posizioni al sistema dell’informazione. Da settimane infatti i contrari alla riforma lamentano di avere pochissimo spazio su giornali e tv, dove campeggia invece sempre più spesso la posizione favorevole. E così Alessandro Pace, presidente, e Gustavo Zagrebelsky, presidente onorario del Comitato, hanno preso carta e penna e scritto una lettera a Sergio Mattarella. Ma il Presidente può fare poco, ci spiega il costituzionalista Villone, e del resto ha preso apertamente posizione a favore della riforma costituzionale.
“Da mesi ormai c’è una sorta di black out informativo su tutto ciò che riguarda il NO – dice il professor Villone – mentre giornali e tv sono invasi dalla propaganda per il SI. Questo netto squilibrio impedisce di avere una corretta rappresentazione delle ragioni dell’una e dell’altra posizione. Questo certamente può pesare sul risultato del voto, perchè da quello che vediamo dai sondaggi cè una larga parte del corpo elettorale che o non sa o è indecisa. L’obiettivo primario deve essere quello di rendere questo voto un voto consapevole, ma questo non si può fare con uno squilibrio informativo del genere. Soprattutto se il Governo, come ha fatto in una prima fase, ci mette sopra il peso della minaccia di dimissioni, crisi, fine del mondo, calamità, terremoti, devastazioni…
Come la pensa il Presidente Mattarella sulla riforma e cosa può fare davanti all’appello che gli ha rivolto il Comitato per il NO?
“Il Presidente della Repubblica in una vicenda di questo genere non ha poteri formali, spiega Villone. Potrebbe esercitare un potere di influenza, una moral suasion, con un’esternazione informale che esprimesse un sostegno alla causa dell’informazione equilibrata. Il problema è che Mattarella stesso si è già speso appoggiando esplicitamente il SI, cosa che forse avrebbe potuto evitare di fare: nel febbraio scorso, in un discorso alla Columbia University, disse che la riforma Renzi – Boschi sarebbe stata utile all’Italia. Credo che sarebbe stato più prudente per il Capo dello Stato, come per Giorgio Napolitano prima di lui, essere più contenuto nelle sue manifestazioni. Entrambi si sono fortemente spesi per una riforma che già vediamo dividere il paese. Il Presidente è il rappresentante dell’unità nazionale, e la spaccatura che vediamo sul referendum è la prova che avrebbe fatto meglio a non prendere posizione.
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